BLOG DI DISCUSSIONE dell'A.S.A.S.

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Commenti: 45
  • #1

    Mauro Montacchiesi (domenica, 18 marzo 2012 06:42)

    Ciao, Flavia! Un caro saluto a te ed atutti gli Amici dell'ASAS! Mauro

  • #2

    flaviavizzari (domenica, 18 marzo 2012 10:23)

    Grazie Mauro, ma per i saluti c'è il Libro degli ospiti ... vedo che ancora questo Blog non prende il Via giusto ... c'è molta confusione. al Libro degli Ospiti la Ns Socia Linda propone di realizzare un incontro dei Soci nei Nebrodi ... cosa ne pensate? ...

  • #3

    Pasquale Costa (domenica, 18 marzo 2012 10:36)

    Gli incontri letterari che sino svolti sinora ogni mese sono stati proficui incontri dal punto di vista culturale. La lettura delle poesie da parte dei poeti e la mostra delle opere pittoriche contribuiscono all'accrescimento culturale nostro e della città, che ha bisogno di queste iniziative. Io sono grato a Te e all'ASAS per aver avermi dato l'occasione di esprimere il mio pensiero attraverso le poesie che ho recitato negli incontri. Ho incontrato persone meravigliose che attraverso le loro opere hanno contribuito ad allargare il mio orizzonte culturale e di vita. Grazie!

  • #4

    flaviavizzari (domenica, 18 marzo 2012 15:09)

    Ciascuno di noi che partecipa attivamente e disinteressatamente ha il suo merito e siamo tutti da ringraziare; anche tu Pasquale che sei stato solidale al "progetto Asas" già dall'incontro al Nadìr :-). Ogni idea per miglioramenti è accettata con piacere.

  • #5

    angela viola (lunedì, 19 marzo 2012 14:22)

    salve a tutti....un affettuoso saluto e spero che questo blog sia una marcia in più per tutti...<3 a presto....<3

  • #6

    associazioneasas (lunedì, 19 marzo 2012 20:29)

    Spero anche io che questo "Blog" possa essere di qualche utilità! Visto che nessuno scioglie il ghiaccio iniziale, vorrei a questo punto io, chiedere un vostro parere su un argomento altre volte dibattuto, tra alcuni di noi soci: I CONCORSI! Il nostro Statuto cita all'Art. 3 che l'Asas esclude dalle sue attività qualsiasi iniziativa tendente a creare promozioni commerciali, professionali, o discriminazioni artistiche ... promuovendo al massimo la convivenza pacifica ... ecc. Pertanto io ritengo che la nostra linea da seguire sia contraria ad ogni forma che pone in evidenza il "gareggiare" tra i soci, poichè questo inevitabilmente comporta una forma di rivalità e dunque di contrasto. Cosa ne pensate voi?

  • #7

    Anita Popolo (martedì, 20 marzo 2012 16:54)

    Mi sia permesso un giudizio personale sui concorsi : Io sono favorevole perchè possono essere un mezzo per misurarsi e commisurarsi prescindendo da possibili rivalità.
    Spesso i piccoli centri non offrono molte possibilità per farsi conoscere e magari apprezzare, così il concorso può diventare motivo e mezzo di partecipazione alla vita culturale a cui aspira sempre un poeta o un pittore che sia

  • #8

    Angela Maria Tiberi (martedì, 20 marzo 2012 17:46)

    Un forte ciao a tutti.

  • #9

    flaviavizzari (martedì, 20 marzo 2012 22:26)

    Cara Anita, ciaoooo ... io credo che in un piccolo centro si è molto più conosciuti che in un grande centro ... ma a prescindere da questo che per il nostro argomento forse è secondario, ti chiedo: se tu pensi che per farsi conoscere ed apprezzare sia necessario "gareggiare" (perchè non puoi dirmi che i concorsi prescindono dalla gara) credi dunque anche che il Concorso sia l'unico mezzo per potere recitare, o sentir recitare, una propria poesia? L'unico mezzo per figurare tra una lista di nomi e riscuotere una certa pubblicità (tramite locandine o brochure?)l'unico mezzo per vedere esposte delle proprie opere di pittura o scultura o quant'altro in una sede idonea per un certo livello artistico? ... Ebbene Anita, io ho oltre 35 anni di esperienza di mostre in collettive, e circa una decina di partecipazione a manifestazioni di poesia, e posso dirti che i CONCORSI sono causa di invidie, di meschine bugie tra colleghi, di falsità ed ipocrisia ... soprattutto tra chi è più in cerca di "gloria" e sono la maggiorparte di chi frequenta questi ambiti ... Io ritengo che non ci sia impedimento alcuno a realizzare collettive d'arte o a dare spazio in manifestazioni a poeti per recitare le proprie poesie (tutti e non soltanto i primi tre!!!) all'infuori dei famigerati concorsi !!! Tutti alla pari, tutti insieme, per confrontarsi e crescere culturalmente senza essere distinti in primo o secondo o chicchessìa!!! Artisti e poeti possiamo esserlo tutti, se siamo veramente coscienti di quello che creiamo e se lo facciamo sinceramente con amore e passione!!!

  • #10

    Giò (mercoledì, 21 marzo 2012 14:42)

    Quello che vuoi fare tu è principalmente buono ed importante, non so se utopistico, ma si può provare. Poter far sentire le proprie poesie senza dover gareggiare o mettersi a confronto, uno contro l'altro, poter far sentire i propri meriti, potersi migliorare senza quella rivalità che uccide parte della bellezza dell'arte in se... se c'è un pizzico di rivalità costruttiva potrebbe passare... con affetto Giò.

  • #11

    associazioneasas (venerdì, 23 marzo 2012 10:50)

    Veramente non sarebbe una prova, ma una cosa che già si fa da tempo, a cui ho partecipato e da cui ho acquisito la mia convinzione sulla perfettibilità organizzativa più che positiva. Le collettive di pittura non a concorso sono sempre esistite e negli ultimi anni in Sicilia si sono realizzati diversi Raduni artistico-poetici degni di nota :-) °°°°°°°°°° Parallelamente a questa concersazione sul tema "CONCORSI", vi vorrei spronare ad esprimere, in questo spazio, anche il vostro pensiero in risposta alla seguente domanda : "ARTISTI, POETI, SI NASCE O SI DIVENTA'?" ...

  • #12

    Giò (martedì, 27 marzo 2012 23:07)

    Alla domanda:"ARTISTI, POETI, SI NASCE O SI DIVENTA'?" ... rispondo: si nasce e si migliora col tempo!

  • #13

    Rosalba Anzalone (venerdì, 04 maggio 2012 19:32)

    c'é QUALCOSA DI SICILIANO! SE VI PIACE RIMANIAMO IN CONTATTO.
    INSIEME SI PUO' CRESCERE CASUALMENTE PERCHE' C'E' SEMPRE QUALCOSA CHE SI COGLIE SULLA BOCCA DEGLI ALTRI, CHE A TE ERA SFUGGITO E CHE TI PIACE MOLTO E DIVENTA TUO.
    mA SI PUO' COSTRUIRE INSIEME ANCHE UN PROGETTO IN CUI CI SI RICONOSCE TUTTI. COSA STATE FACENDO? lA KOINE'?
    AFFETTUOSI SALUTI!
    ROSALBA ANZALONE

  • #14

    associazioneasas (sabato, 05 maggio 2012 10:03)

    Ciao Rosalba, condivido il tuo pensiero; i nostri fini culturali statutari e i nostri Eventi organizzati ad oggi, li puoi vedere al Sito (vedi le voci a sinistra) Per la Koinè leggi in EVENTI - Convegno ASAS Lingua siciliana) ... scrivici alla nostra mail dove è anche possibile inviare freee la scheda di adesione compilata : asas.messina@gmail.com Un abbraccio, Flavia.

  • #15

    Giancarla Oteri (giovedì, 30 maggio 2013 16:58)

    Nel ringraziare tutti voi per l'occasione offertami, invitandomi alla premiazione del 26 Maggio, e per la presente comunicazione delle riunioni al cenacolo di Rosaria Triolo, vorrei dire che apprezzo molto le parole del presidente dell'associazione Flavia Vizzari, parole che incitano alla purezza del sentire, priva di opportunismi e di appariscenze che non producono alcuna cosa se non indignazione allorchè perpetrate da chi, per statuto, persegue ideali di amore, altruismo, sensibilità, solidarietà ed uguaglianza. Personalmente desidero conoscere l'animo umano perchè insondabile se non che da Dio
    e penso che ciascun vivente possa dare qualcosa a chicchesia,
    non fosse altro che l'idea che certi atteggiamenti non debbano tenersi o effettuarsi e che, comunque, anche il più tristo degli esseri umani conservi dolori e vessazioni che lo abbiano reso tale. Grazie per l'opportunità offertami . Cordialità Giancarla Oteri

  • #16

    lylly (giovedì, 03 aprile 2014 11:36)

    Grazie per tutti gli inviti , ti ho pensato co affetto, penso che sei una persona eccezionale.sono stata molto impegnata. Mia figlia mi riportava i tuoi inviti. Un affettuoso abbraccio lilly

  • #17

    Nicola Comunale (sabato, 11 aprile 2015 07:59)

    Non sono riuscito a trovare il forum per accedere come socio e allora scrivo qui un commento che ho considerato opportuno, su facebook, sopratutto per evitare malintesi... Ma lo vorrei comunicare anche qui sul sito web ufficiale dell'asas, dove tutti i soci che vorranno potranno leggerlo e informarsi.

    "Ci sono persone con cui è inutile discutere: i troll e quelle che solo vogliono avere ragione in merito alle loro convinzioni, spesso basate su pregiudizi o su cose lette o sentite dire da altri.
    Quindi è meglio non averci a che fare su facebook, perché è una mera perdita di tempo.
    È per evitare questa perdita di tempo, quando si da luogo di fatto a dialoghi tra "sordi" che, per mia difesa, blocco dei contatti su facebook...
    Ciò non vuol dire che io non rispetti quelle persone come soci dell'asas, o come cittadini, o come persone oneste, o come artisti (se lo sono), naturalmente, fuori da facebook; così come rispetto le persone che in facebook non entrano che raramente o addirittura non sono neanche iscritti.
    Ricordo che facebook è un mezzo comodo, ma non "esclusivo", per comunicare; e, come soci asas, possiamo comunicare sopratutto, presenzialmente: nei caffè letterari, nei raduni e in tutte le manifestazioni in cui l'associazione asas è l'organizzatrice o collabora o comunque partecipa in qualche modo...
    Se qualcuno si offende perché lo blocco su facebook non è un problema mio... Tutti abbiamo diritto alla nostra privacy e il dovere di tutelarla senza che questo debba essere ritenuto un'offesa.
    Poi ognuno è libero di interpretare le cose come vuole, nel suo privato.
    Ripeto e ribadisco per non dare adito al minimo dubbio che il bloccare una persona su facebook non è per me un segno intenzionato di offesa, ma semplicemente un sistema per mantenere le distanze in questo spazio virtuale.
    Pertanto io non mi offendo minimamente se qualche socio asas su facebook mi blocca o su Twitter o su linkdin... basta che non si rifiuti di dialogare educatamente in ambito presenziale, durante le manifestazioni culturali dell'associazione.
    Infine ricordo che la sede virtuale ufficiale dove possiamo comunicare tra soci è il sito web dell'asas, non facebook... anche se su quel "social network" (solo per comodità) scriviamo e leggiamo notizie e commenti... Quindi questo mio commento si trova anche qui. dove tutti i soci (nessuno escluso) possono leggere e scrivere... tranne il mio amico Alois che è tedesco e di italiano non capisce niente, povero lui, ma per fortuna lui non è neanche socio! ;-)

  • #18

    Giuseppe Bruno (martedì, 02 giugno 2015 00:09)

    Ritengo utili e formativi gli incontri mensili dei soci A.S.A.S. al caffè letterario di bar Rizzo. Incontri fra persone affini per interesse culturale e sociale ed uno spazio di confronto e relazioni molto positivo per me e penso per tutti. Esprimo la mia opnione molto positiva per il modo di condurre , per i programmi, per i soci fondatori artisti pregevoli da cui trarre giovamento, per noi soci aderenti che possiamo dare il nostro contributo e leggere poesie. Ringrazio tutti ma in particolare Flavia Vizzari brava artista e mamma quanto umile persona dedita agli altri nq di Presidente dell'associazione. Nicola Comunale molto preparato ed intellegibile nei suoi interventi che, pur essendo altamente didascalici, egli stesso riesce a motivare e scolpire ogni periodo nella mente degli interlocutori. Pasquale Costa collega ed amico poeta sempre pronto ove ci sia bisogno. Da giugno a settembre sarò a Villafranca Tirrena e mi è impossibile presenziare agli incontri mensili perdendo qualcosa di prezioso a cui per principio di pensiero non intendo rinunciare.

  • #19

    Flavia Vizzari (mercoledì, 03 giugno 2015 09:35)

    Grazie Pippo, invito anche gli altri soci ad esprimersi sulle tematiche dei nostri caffè letterari Arte & Scienza

  • #20

    Flavia Vizzari (domenica, 07 giugno 2015 07:03)

    Con l'incontro Arte & Scienza di Giugno 2015 abbiamo cercato di concretizzare quanto discusso ad oggi ai caffè letterari.
    C'è da ricordare innanzitutto che le nostre finalità sono anche quelle di sfatare i falsi dogmi, di riscoprire per mezzo della scienza le verità relative all'Arte e cambiare per quanto possibile le situazioni falsate e invase da approfittatori che hanno fatto della vera Arte un campo in cui approfittare della grande confusione spacciando per opere d'Arte qualsiasi cosa per speculare e trarre vantaggi economici personali gonfiando e moltiplicando i prezzi con la scusa che si tratta di opere d'Arte.
    Oggi anche tra le persone realmente colte e laureate non si ha la reale conoscenza e la reale capacità di distinguere tra la vera Arte e le mistificazioni dell'Arte. Il pubblico si è abituato ad accettare qualunque pseudo teoria dell'Arte, poiché si è abituato per apatia di conoscenza a non dubitare

  • #21

    Flavia Vizzari (domenica, 07 giugno 2015 12:54)

    Al Link è inserito il questionario che abbiamo proposto al caffè letterario, per interrogarci sugli argomenti di nostro interesse: http://associazioneasas.jimdo.com/caff%C3%A8-letterario-arte-scienza-2015/
    Ci domandiamo: Cosa ci spinge a creare? A comporre poesie? A realizzare un opera pittorica? I vari artisti si sono espressi dicendo di essere mossi da una spinta interiore, scaturita da una emozione o dal desiderio di fermare nel tempo una esperienza o anche di desiderare un riscontro di pubblico e di critica; infine pure da una necessità che non si è in grado di definire, lasciando apparire questa esigenza senza una ragione particolare.

  • #22

    Flavia Vizzari (domenica, 07 giugno 2015 14:49)

    Bisogna impegnarsi a realizzare al meglio un opera, poiché il vero artista ha la responsabilità morale di soddisfare oltre se stesso anche il fruitore.
    Quasi sempre in un opera c'è qualcosa da perfezionare e dunque è necessario un lavoro di limatura che può dirsi ultimato solo quando l'opera soddisfa pienamente l'autore.
    L'opera a volte soddisfa l'autore alla prima realizzazione di getto. Dunque l'autore per giudicare la fine di un lavoro artistico si basa principalmente sull'istinto e sulle proprie nozioni. In un opera l'autore mette la sua personalità e l'opera lo rappresenta e in essa è possibile leggere il suo essere.
    Il desiderio di migliorarsi è insito, e si cerca di migliorare attraverso lo studio, la lettura, il confronto con grandi e piccoli, aggiornandosi.

  • #23

    Flavia Vizzari (domenica, 07 giugno 2015 15:01)

    La qualità principale della realizzazione di un opera è il comunicare, si può comunicare sia a terzi (fruitore) che a se stessi, nel caso in cui si senta la necessità di immortalare uno stato d'animo da riprovare nel tempo.
    Si può desiderare comunicare oltre che sentimenti e sensazioni, anche pensieri ideologici che abbiano lo scopo di educare ed esprimere qualità morali. Si può talvolta desiderare di comunicare anche solo per divertire, rallegrare, sollevare dalla cupa esistenza per trovare svago e diletto dei sensi, per sublimare in un mondo alieno da tristezze.
    I tipi di comunicazione sono distinguibili in DENOTATIVA, cioè che denota il messaggio e l'idea da trasmettere, ESPRESSIVA, quando esprime sentimenti ed emozioni attraverso il messaggio scelto e CONNOTATIVA, attraverso la scelta dei soggetti e di forme simboliche o metafore che evochino le varie suggestioni.

  • #24

    Lucio Musto (domenica, 07 giugno 2015 17:16)

    "Arte" è una parola troppo grossa e troppo generica per poterne trattare nei limiti di un blog. Perché se certamente coinvolge in se una esigenza di "comunicazione", in realtà abbraccia orizzonti più ampi e complessi, dal bisogno di "esternare" la passione ce ti urge dentro a quello, più insidioso e frastagliato, tanto da diventare angoscia per l'artista di "verificare" nell'opera la propria capacità di esternazione.

    Epperciò dapprima occorrerebbe distinguere gli artisti (o meglio ogni artista nei suoi momenti creativi) in quello che è il "fine" del momento. Vuole quell'autore comunicare?... o vuole comprendere il suo intimo, o vuole testare le sue capacità. o...?
    in ognuna di queste attività c'è "produzione" di opere. Ma come differente ne sono genesi e motivazioni, così differenziata dovrebbe essere la critica, la quale, ahimè troppo spessa si trova a dover fare il banale conto del salumiere: "Si... ma quanto vale, quest'opera?... a quanto la possiamo vendere? (in termini economici, ma non solo)"

  • #25

    Renato Migliorato (domenica, 07 giugno 2015 18:50)

    Non c'è dubbio che arte e poesia (nelle accezioni correnti) siano comunicazione. Lo sono necessariamente nel momento stesso in cui si esprimono in un linguaggio, cioè in una forma di rappresentazione condivisa. Ma non tutta la comunicazione è arte e poesia. Questa è tale, io credo, solo quando è allo stesso tempo esplorazione autentica di sé e delle profondità dell'anima. È per ciò che molti dicono: «Io scrivo o dipingo solo per me» cogliendo, così, solo l'esperienza di autoesplorazione dell'atto creativo. Ma io non credo nell'individuo “isola”, nell'io atomizzato che si definisce e si realizza in sé stesso. Credo che ognuno di noi riassuma in sé l'intero universo. Non posso rivolgermi a me stesso se non ponendomi in relazione agli altri, e ogni atto di autoesplorazione è anche atto comunicativo.
    Quanto alla domanda «cosa distingue l'arte e la poesia “vere” da ciò che tale non é», vorrei innanzitutto sostituire all'aggettivo “vero” (più adeguato alla logica che alla poesia), l'aggettivo “autentico”, che mi sembra più pertinente. E distinguerei ancora l'autenticità dalla qualità, dall'efficacia e dalla profondità. Un'opera può essere più o meno bella e ben fatta, più o meno profonda, ed essere tuttavia autentica o non esserlo affatto. Ciò che distingue una poesia autentica è soprattutto la sincerità dell'atto esplorativo-comunicativo, l'assenza di finalità che non siano il bisogno di porsi in relazione con sé e con gli altri. Certo un'opera, nella sua interezza e complessità, può anche proporsi ulteriori finalità, ed essere portatrice di messaggi etici, sociali, politici, educativi o altro, ma la sua sostanza “poetica”, quando c'è, sta, io credo, nella sua autenticità. Non può esserci, dunque, alcuna regola teorica che consenta di distinguere oggettivamente ciò che è poesia da ciò che non lo è: proprio per questo non sono applicabili le categorie di vero" e "falso", mentre posso parlare di autenticità quando la percepisco tale, e la condivisone è l'unica forma di oggettività possibile, soprattutto quando è convalidata dal tempo.
    Diceva Pasolini che nessuno compra poesia. Ed è questa la sua forza: immaginate cosa avverrebbe se fosse un buon affare? Se cominciassero a sorgere le multinazionali della poesia?

  • #26

    Flavia Vizzari (domenica, 07 giugno 2015 19:23)

    Noi dell'Asas non auspichiamo che sorgano multinazionali della Poesia, né considerare l'Arte dal punto di vista economico, ma esplorarne la sua (come dice Renato) autenticità, e assumere la capacità di crescere dal punto di vista conoscitivo al punto da potere distinguere i casi di arte non autentica, che per mezzo di mistificatori tendenti solo al guadagno economico, passano per Arte Pura, Vera, Autentica... E purtoppo oggi le Expo, molte Gallerie Nazionali, sono dedite solo alla commercializzazione dell'arte, discriminando se necessario artisti autentici, relegandoli in un mondo di insoddisfazione che ne blocca la creatività.

  • #27

    Giovanni Malambrì (domenica, 07 giugno 2015 21:31)

    Questo é il mio pensiero sul tema proposto: “ le problematiche dell'artista oggi “

    Ciao Flavia, un cordiale saluto a tutti Voi, Viprego solo di consentirmi un premessa.
    Secondo me, tutto nasce da come ci pone, da come si guarda e soprattutto si vive la realtà.
    Ci sono degli artisti che dipingono ciò che vedono, mentre ce ne sono degli altri che dipingono quello che ricordano o quello che è il frutto del loro immaginario.
    Questo avviene anche per il poeta, che usa le parole come fossero pennelli, mostrando immagini colorate a chi lo legge o a chi lo ascolta, o per lo scultore che estrae dalla pietra delle forme che danno vita ad un corpo morto.
    Ecco, l’artista deve riuscire a dare vita, deve creare quel pathos che coinvolge e rende partecipi tutti coloro che incontrano la sua opera.
    Tutto transita però dal cervello che si “modifica” di fronte alla realtà ma che, allo stesso tempo, è capace di cambiarla in quanto “diverso” e che quindi, per forza di cose, dovrà avere un modo di vedere una realtà diversa, che può essere figlia del cambiamento dei tempi..
    L’evoluzione di tutto questo può anche condurre alla realizzazione di nuove opere, che solo in parte dipenderanno dagli input provenienti dai nostri sensi.
    La nostra mente, infatti, non ha necessariamente bisogno del continuo "flusso informativo". I sogni, i ricordi che rivivono nelle immagini mentali e anche, raffigurazioni create dal nostro intelletto ci provano questo evento.
    Oggi, come ieri, il ruolo più importante dell'artista resta quello del ricercatore, anche se fosse impegnato in una ricerca poco utile, dimenticata, trascurata, oscura per divenire alla fine il protagonista e l'interprete dell’evoluzione culturale, attualmente mediata e supportata da efficaci forme di comunicazione, che nel passato erano impensabili.
    La società attuale accetta l'idea che l'artista, "moderno antropologo dell'anima", sia in grado di esprimere valori universali, anche se non attraverso codici convenzionali, ma per mezzo della più primitiva forma di espressione umana, la più antica, la più immediata, quella della parola e quella dell'arte figurativa.
    La ricerca dell'artista di oggi, che porta avanti il suo ruolo nell’odierna società moderna, può voler dire proprio questo: la capacità di integrare sul piano formale linguaggi specifici di due mondi diversi, quello tecnologico-economico e quello creativo-artistico, uscendo dai sistemi "autoreferenziali" dell’arte, per gestire, anche con capacità tecnica ed organizzativa, un processo di comunicazione innovativo, affrontando le nuove, grandi tematiche proposte dall'avvento dei mezzi digitali e dal loro utilizzo.
    Ed anche in questo caso, l’artista con le sue opere deve riuscire a suscitare nel cervello dell'osservatore sensazioni ed emozioni che sono state presenti nel cervello dell'artista.
    Alla luce di quanto sopra, posso solo dire che: “ ogni artista è figlio del proprio tempo…”






  • #28

    Flavia Vizzari (lunedì, 08 giugno 2015 06:42)

    Grazie Giovanni, ma il nostro intento non è teorizzare soltanto, ma in quanto artisti, poeti, musicisti, vorremmo essere più pratici e attivi possibile. Come uniresti tu, pertanto i due mondi tecnologico-economico e quello creativo-artistico ? Non ho capito bene l'ultima parte, anche se ovviamente la condivido, poiché non ci si può esimere dal contesto; ma all'artista come può interessare ciò? Quale può essere la diversità del suo essere artista-poeta creatore?

  • #29

    Giuseppe (lunedì, 08 giugno 2015 08:18)

    L'arte deve suscitare emozioni altrimenti e' un'altra cosa. Ritengo che gli Enti debbano creare strutture dove l'artista possa esprimersi o esporre cosi come accade con le discipline sportive.

  • #30

    Stefania (lunedì, 08 giugno 2015 12:36)

    Anche per me l'arte e' armonia,spontaneita',un modo per cogliere l'essenza di ognuno.

  • #31

    Ines (martedì, 09 giugno 2015 20:10)

    L'Arte e la Poesia si compenetrano in maniera del tutto unica; riescono ad accendere emozioni particolari e stimolano in modo meraviglioso l'ispirazione. Io sento che il modo migliore per apprezzare l'Arte figurativa è il metterla in simbiosi con i versi, possibilmente mentre il magico suono dell'arpa si propaga attorno...
    Peccato che gli Artisti vadano poco d'accordo con la scarsità odierna dei budget che i vari Enti devono gestire e soprattutto che faccia maggior risonanza l'elargizione di risorse dato allo sport o ad altri argomenti che fanno maggior cassa che non la Cultura. L'importante, per gli Artisti, è continuare a dare, senza riserve (e senza cercare gratificazioni materiali, ovviamente impossibili allo stato attuale delle cose),

  • #32

    Gianni Amico (mercoledì, 10 giugno 2015 09:35)

    .....la poesia è l'arte che può essere fruibile e prodotta da tutti gli animi nobili ....G.Amico

  • #33

    Flavia Vizzari (mercoledì, 10 giugno 2015 15:46)

    Cari Amici, lo scopo del Blog non è inserire le varie definizioni, ma esplorare le nostre conoscenze per approfondirle e arricchirle con il confronto. Cosa sia l'Arte poi se non ce lo chiediamo nel nostro intimo e per noi stessi poeti e pittori che creiamo, al fine di operare al meglio, non ha molto valore. Riporto cosa ci dice il prof. Renato Migliorato : "Non c'è dubbio che arte e poesia (nelle accezioni correnti) siano comunicazione. Lo sono necessariamente nel momento stesso in cui si esprimono in un linguaggio, cioè in una forma di rappresentazione condivisa. Ma non tutta la comunicazione è arte e poesia. Questa è tale, io credo, solo quando è allo stesso tempo esplorazione autentica di sé e delle profondità dell'anima. È per ciò che molti dicono: «Io scrivo o dipingo solo per me» cogliendo, così, solo l'esperienza di autoesplorazione dell'atto creativo. Ma io non credo nell'individuo “isola”, nell'io atomizzato che si definisce e si realizza in sé stesso. Credo che ognuno di noi riassuma in sé l'intero universo. Non posso rivolgermi a me stesso se non ponendomi in relazione agli altri, e ogni atto di autoesplorazione è anche atto comunicativo."... e anche il brano tratto dall'Ars poetica di Orazio (da qualcuno considerata antiquata purtroppo) : "Se la scelta del soggetto vi appartiene non mancheranno eleganza e limpidezza di armonia". Quindi giustissima anche l'opinione della Socia ordinaria Maria Romanetti che considera un opera finita quanto più la rappresenta.

  • #34

    Pasquale Costa (mercoledì, 10 giugno 2015 18:10)

    L'arte muta nel tempo, l'opera resta quella che è al momento della sua creazione, essa è legata ad determinato momento storico, al vissuto dell'artista in quel determinato periodo. l'opera non deve essere modificata, è quella e rimane tale

  • #35

    Giuseppe Martella (sabato, 13 giugno 2015 16:57)

    Il linguaggio poetico, diceva Paul Valery, è "una perenne esitazione fra il suono e il senso". Ecco: questo è un altro modo, e forse più bello, per impostare il moderno dibattito fra poesia come espressione e poesia come comunicazione. Infatti la tensione fra suono e senso, nel fare poesia, è più primitiva ed essenziale di quella fra esprimersi e comunicare.

  • #36

    Flavia Vizzari (sabato, 20 giugno 2015 08:52)

    Carissimo Giuseppe, parliamo di Poesia come anche di Pittura o di Musica... ovvio che un brano di Chopin non lo posso tradurre con le parole, ma posso contestualizzare le motivazioni e i modi, le esigenze di espressione e di assimilazione...

  • #37

    Flavia Vizzari (sabato, 20 giugno 2015 09:03)

    Il 13 settembre si svolgerà presso l'Aula consiliare del Comune di Vizzini il IV Convegno di Lingua siciliana dell'Asas, già abbiamo ampiamente diffuso tra i vari cultori di Lingua siciliana la notizia della possibilità di partecipare all'Evento http://associazioneasas.jimdo.com/rad-reg-tra-arte-scienza-e-natura-2015/
    L'Asas intende farsi mezzo per portare avanti discorsi, idee, altrimenti relegati nella stasi più totale. Quali dunque le esigenze oggi trattando di Lingua siciliana? Molti asseriscono che questa nostra meravigliosa Lingua non sia mai esistita... ecco, non sarebbe interessante portare a dimostrazione per tutti dati significativi per debellare questo pensiero? Cos'è la nostra Lingua? Come possiamo dimostrare che l'ovvia evoluzione di un linguaggio non è l'averlo inventato? ... A voi il dibattito... se volete partecipare al Convegno inviate pure una vostra Relazione alla e-mail asas.messina@gmail.com ... Grazie!

  • #38

    Flavia Vizzari e Simona Gugliara (domenica, 06 settembre 2015 21:04)

    Incontro Arte & Scienza Asas al Bar Rizzo - 1 settembre 2015.

    L’Associazione Asas riprende gli incontri mensili di Arte & Scienza, dopo la pausa estiva, con un confronto tra i soci sul tema del rapporto tra Arte e Scienza, esponendo ciascuno il pensiero sulla necessità o meno di accostare l’Arte alla Scienza e di capire se la Scienza deve alimentare l’Arte.
    Dopo il Benvenuto della presidente Flavia Vizzari, il nuovo membro del Direttivo Gianni Amico, che ha accettato di coordinare i successivi incontri del nostro caffè letterario, ha avviato il dibattito parlando di Arte e di Scienza come due forme di conoscenza distinte tra cui tuttavia esiste correlazione e compenetrazione; due atti cognitivi che corrispondono ad ottiche diverse, a modi diversi di esperire il reale, due sfere dell’attività umana basate una sull’intuizione e l’altra sulla ragione.
    Simona Gugliara ha citato i vari scrittori-scienziati del passato, da Aristotele a Galileo Galilei e a Piero della Francesca, citando anche del mondo contemporaneo gli usi che si fanno, in ambito artistico, dell’alta tecnologia, soprattutto nella creazione di installazioni; ma qui c’è anche, aggiungo io, da chiedersi: “quante sono le installazioni create che possono essere considerate vera Arte?”
    Il rapporto tra discipline scientifiche ed umanistiche si è evoluto nel corso del tempo: per molti secoli, a partire dalle origini greche del pensiero occidentale, si può rilevare l’assenza di ogni dualismo tra le due forme del sapere.
    Appare innegabile che nessuna creazione artistica può essere compresa in modo profondo senza prendere in considerazione il contesto storico di riferimento, del quale fanno parte anche i livelli di sviluppo raggiunti dalla Scienza in quel determinato periodo.
    Parlando del passato e rapportandolo all’oggi, va anche considerato il contesto storico e culturale, l’idea differente che si ha dell’Arte bella, in tutta quanta l’antichità fino a tutto il Medio Evo; all’antichità fu essenzialmente estranea l’idea della fantasia artistica creatrice libera e indipendente; nel mondo ellenico, ci è tramandato dalla letteratura artistica, si aveva la distinzione fra arti libere e non libere, enorme era la diversità che si aveva tra l’arte pittorica e l’arte poetica, la quale quest’ultima, nel Medio Evo, era considerata un’appendice della Retorica, e ciò che noi oggi chiamiamo Arte faceva parte delle arti ignobili e manuali e ancor dopo nel Medio Evo essa rientrava nelle Artes mechanicae.
    Filippo Campolo ha “scientificamente” introdotto il suo discorso, evidenziando la duplice funzionalità del cervello umano, citando l’emisfero destro come quello della creatività e il sinistro quello della ragione e asserendo che ogni verità è falsificabile poiché soppiantabile da altre verità; anche le verità conquistate con presunto rigore scientifico possono risultare fallaci al confronto con verità successive che ne smentiscono la veridicità.
    Renato Migliorato prosegue ricordando che la realtà è data da un insieme di impulsi del cervello e che la Scienza fissa delle verità che non possono essere altre, pertanto si afferma che l’Arte va oltre la Scienza aggiungendo emotività personali alla razionalità. Differenti sono i due procedimenti mentali: intuitivi, emotivi e irrazionali nell’Arte, razionali e dimostrativi nella Scienza.
    Soprattutto la Scienza fa parte della rappresentazione del mondo e gli esperimenti scientifici sono ripetibili soltanto statisticamente o perlomeno non risultano esserlo nel campo della Scienza medica nella quale il rigore scientifico non sempre basta a garantire il risultato atteso, mentre l’esito del processo di creazione artistica è unico e irripetibile.
    Il fondatore della Scienza medica Ippocrate ha definito la medicina come un mix di arte e tecnica e su questa base sosteneva che il medico si trova ad agire in una dimensione intermedia tra la teoria e la sperimentazione.
    Questo tema o ulteriori spunti scaturiti dalla riflessione su quanto citato, potranno essere ripresi negli incontri futuri, anche trattando altre tematiche, in quanto la Scienza è tra gli argomenti di interesse particolare per il nostro impegno associativo alla promozione culturale.

    (Se abbiamo tralasciato qualcosa integrate pure il testo da pubblicare prossimamente al nostro Web Site).

  • #39

    FLAVIA VIZZARI (mercoledì, 14 ottobre 2015 15:45)

    Dopo aver parlato anche della Poesia popolare giungendo alla conclusione che oggi il divario tra la poesia popolare e la poesia colta si va sempre più chiudendo, anche a causa comunque della crisi della poesia secondo alcuni; continueremo i nostri dibattiti con riflessioni sui concorsi di poesia e pittura. Emozioni ed ispirazioni dell’artista prima della realizzazione dell’opera. Se è corretto sottoporre a giudizio la poesia se è frutto dell’emozione ispirata dall'intimo della nostra anima? Questa emozione può essere oggetto di valutazione qualitativa attraverso il voto di una giuria? I giurati hanno sempre la capacità e la competenza per emettere pareri e verdetti, atti ad esaltare o a sminuire la capacità artistica del concorrente? Si può trarre vera ispirazione poetica da un tema assegnato in un concorso? E aggiungerei io anche il perché spesso attraversiamo periodi più o meno brevi di mancanza di ispirazione e di creatività. Dite la vostra :-)

  • #40

    Giuseppe Martella (lunedì, 02 novembre 2015 15:16)

    Il prossimo incontro dell’ASAS verte sull’utilità e il danno dei concorsi per l’arte e la poesia. I concorsi costituiscono occasioni sociali le cui regole sembrano imbrigliare la spontaneità dell’artista. Dobbiamo tuttavia considerare che anche i linguaggi dell’arte (verbale, pittorica, ecc.) obbediscono a regole di grammatica, di genere e di decoro senza di cui non sarebbero possibili le belle licenze poetiche che conferiscono valore all’opera singola. Il concorrere presuppone d’altronde il convenire in un luogo comune, in senso sia letterale che metaforico, cioè lo stare alle regole del gioco sociale per poter davvero mettersi in gioco nel fare artistico. Si tratta dunque pur sempre dell’ineludibile rapporto fra arte e società, che si declina poi nelle ben note tensioni fra tradizione e innovazione, conformismo e originalità, convenzione e invenzione. E bisogna riconoscere che se una voce poetica, uno stile individuale, si affermano proprio attraverso una serie di trasgressioni alle norme del linguaggio ordinario, queste tuttavia risultano possibili solo in base a quelle norme.
    Ogni arte ha il proprio linguaggio, anzi ogni arte è per se stessa un linguaggio di comunicazione.
    Il noto linguista Roman Jakobson ha indicato a suo tempo i sei fattori ineludibili della comunicazione umana: mittente, messaggio, destinatario, canale, codice e contesto. Ora, sappiamo che il testo poetico tende ad attirare l’attenzione sulla propria forma, cioè appare autoreferenziale, autonomo, originale. Tuttavia, per poter essere comprensibile, il poeta deve pur sacrificare in qualche misura la propria spontaneità al codice che usa e al contesto in cui lo usa.
    E dunque ben vengano i Concorsi, i Convegni….gli incontri al bar Rizzo, in quanto stimoli prosaici e tappe “obbligate” per la “libera” creazione poetica.

    Non potendo partecipare di persona, ho voluto inviare queste brevi note che spero possano contribuire al dibattito che prevedo acceso e proficuo come sempre.
    I miei più affettuosi saluti agli amici poeti e pittori.

  • #41

    Flavia Vizzari (venerdì, 27 novembre 2015 22:44)

    Nei primi incontri del Seminario di Lingua siciliana si è iniziato a parlare dell'alfabeto, delle consonanti e delle vocali...

  • #42

    Flavia Vizzari (sabato, 28 novembre 2015 00:38)

    Al nostro prossimo incontro Arte & Scienza al Bar Rizzo, tratteremo il tema del pensiero divergente, ovvero la CREATIVITA': si può essere creativi nelle scienze come nelle arti? E' da considerarsi un dono innato o qualcosa che si può stimolare e conseguire attraverso tecniche e metodi? Cosa può fare un'associazione culturale per promuovere la creatività nel proprio ambito di azione?
    Uno spazio sarà, inoltre, dedicato alla figura di Pier Paolo Pasolini, dalla cui morte sono passati quarant'anni lo scorso 2 novembre.

  • #43

    Renato Migliorato (lunedì, 30 novembre 2015)

    Sul tema del prossimo caffè letterario, alla domanda: si può essere creativi nelle scienze come nelle arti?, la mia risposta è: SI DEVE!
    C'è, riguardo alle scienze, una convinzione diffusa che ho cercato di contrastare soprattutto nel mio libro "La ragione e il fenomeno". Convinzione che scaturisce dal fatto che le scienze sarebbero condizionate dall'esigenza di oggettività. Questa, in realtà, rigurda non tanto la scienza in sé, ma la condivisione e la constatazione dei fenomeni che la convalidano (esperimenti). Nessuna scienza, però, è possibile, se non c'è un linguaggio e un sistema concettuale che la esprime, e questi sono creazioni umane, appartengono alla cultura e si modificano. Basta pensare come si sono evolute e trasformate categorie come quelle di spazio, tempo, sostanza, causalità. Nella sua fase euristica la scienza procede con modalità non dissimili da quelle del mito e della metafora. L'organizzazione logico-razionale è il vestito con cui tutto questo viene poi ricoperto per far sì che tutti possano riconoscere la rispondenza tra la previsione e l'osservazione dei fenomeni. Questo momento è certamente essenziale e costituisce la faccia tecnica e specialistica di ciascuna scienza. Ma, quando ci si limita a questo, il risultato è la sterilizzazione dei processi di crescita e avanzamento. Si potranno risolvere problemi aperti e trovare nuove applicazioni del già esistente, ma non certamente nuove visioni teoriche. E' quanto avvenuto col declino dell'età ellenistica, ma può accadere anche oggi se certe tendenze, presenti a vari livelli (governativi, economicistici, ma talvolta anche accademici) non vengono sconfitti.

  • #44

    Flavia Vizzari (martedì, 01 dicembre 2015 11:05)

    Forse a riguardo ciò che tu esprimi è sintetizzabile con la definizione di creatività data dal matematico Henri Poincaré: "Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili". Quindi è in quelle connessioni che si deve applicare la Creatività, giusto? :-)

  • #45

    Renato Migliorato (giovedì, 03 dicembre 2015 10:49)

    Dici bene quando citi Poicaré che costituisce una tappa importante in questa direzione. Ma restando nel pensiero di Poincaré, Einstein non avrebbe mai formulato la teoria della relatività. Einstein ha demolito le categorie di spazio e tempo esistenti per sostituirle con categorie nuove aventi gli stessi nomi. Nell'ambito della filosofia ciò equivale a passare da Kant a Cassirer.